sabato, 15 dicembre, 2007
 
e famolo, via.

più per tradizione che per convinzione.
e non mi riferisco al fatto che non tratto più questo luogo come andrebbe trattato un blog (pòrello). e ascoltare tanta musica è una delle cose belle che coltivo ancora. e se anche non lo facessi qui la classifica dei dischi dell'anno me la farei comunque in testa.
ma viene più facile scrivere, che pensarla e basta.

la convinzione che non c'è dipende da questo: nel 2007 sono usciti tutti con un disco. quasi tutti quelli che conosco e ascolto. che non sono infiniti, ma sono tanti, in quei generi che ascolto.
mi ricordo che poco dopo l'estate facevo questa considerazione con claudia, aggiungendo "mancano solo i radiohead". appunto.
sì, lo so che ne mancano tanti. ne mancano tanti di piccoli e importanti (ma i lorna che ho così amato lo scorso anno? luilà non mi aveva mica detto su soulseek che sarebbe uscito dopo pasqua? è uscito e non lo so? potrebbe essere benissimo così..). ma i mediamente-coonosciuti-nel-mondo sono usciti tutti.

e io non so dove stia davvero il mio problema, se problema è. c'è che i dischi che sono usciti sono quasi tutti decenti. ma da qui a scalfirmi e lottare (ha!) per le posizioni nella mia classifica ne passa.

quindi io (come ogni fine anno, in fondo) non ce li ho dieci dischi. ne ho trenta, quaranta, boh. tutti lì e tutti insieme. tranne per i primi due. il resto è tutto momento, passione, canzone, ammore, stima, affetto, eccetera. forse il mio cuore sta diventando di pietra (leggi: oppongo resistenza agli entusiasmi) e il poco senso critico che non ho mai avuto su ste robe mi ha definitivamente detto ciao ciao.
(e scrivo mentre ascolto il prossimo magnetic fields e potrei già dire "disco dell'anno". comprendetemi).

quindi, premettendo che gli lcd soundsystem sono bravi assai ed epocali (data la brevità delle epoche. faccio l'esagerata e lo so) e inkiostro ne sa scrivere meglio di me (che io a questo disco ho dedicato 4-5 ascolti distratti facendo le pulizie, oppure nelle stanze delle vacanze), che jens lekman forse non l'ho neanche mai ascoltato per intero, che mi stuccava troppo, che dei jesu ho letto per la prima volta la settimana scorsa (e li ho ascoltati solo oggi) e che (come ogni fine anno, in fondo) condividerò quasi nulla con la classifica di pitchfork (o blow up. o fate voi) dico:


1. the national - boxer
perché in fondo alla fine è sempre come e quanto ti smuove lo stomaco e il resto. e per quanto  continui a dirmi "che musica maschia" cado e ricado su certa narrativa musicale classica. genere che sa come colpirti. a volte lo fanno anche i noir, anche se non è letteratura alta.
perché è il concerto che ha cambiato la classifica,
altrimenti..


2. mirah and the spectratone international - share this place
..altrimenti il numero due sarebbe stato il numero uno. e chissà, se ebay non avesse iniziato a tradirmi (dischi che arrivano dopo due mesi e mezzo dall'ordine e tu li hai già ricomprati, promo venduti come 'perfettamente uguali all'originale nell'artwork' che arrivano in bustine di cartone o confezioni stitiche) forse (forse) avrei avuto davanti quei testi che mi farfuglio a pezzi a volume alto nelle orecchie. i dischi di mirah sono tutti, sempre speciali e mai perfetti. questo è il progetto che mi ha conquistato, quest'anno. alcuni pezzi sono anche noiosi, ma gli altri..
(update inutile: il post ho iniziato a scriverlo ieri sera. stamattina mi è arrivato un pacchetto-regalo ♥. e già, ci sono i testi, ma non cambierò idea, dai. non ora. me li leggo con calma)


3. wilco - sky blue sky
perché quest'anno va così. e il disco dei wilco --tra gli ultimi dei wilco-- meno qualcosa di bello e più qualcosa di brutto è un disco con dei pezzi che spaccano le ossa. sì, non lo so perché, ma crisi passeggere di senso a parte, sono musicalmente americana nell'anima. da sempre. dovrei indagare? no. gli americani lo fanno meglio. punto.



4. kevin drew - spirit if..
a proposito de "lo fanno meglio". ieri ho visto il video di backed out on the... su pitchfork.
poi ho letto il post sui dischi dell'anno di colas.
e concordo con lui: il disco di kevin drew sembra quella cosa che gli americani facevano bene negli anni novanta. spirito di dinosaur jr. come me li ricordo io. e con 'americano' intendo tutto il nord america geografico. anche se lo so che i canadesi oggi so' mejo. e infatti..

5. the arcade fire - neon bible
il concerto che non ha fatto la differenza. il mio concerto dell'anno e concerto della madonna che conserverò negli anni. e lo so che si piazzeranno più in alto da tante altre parti, ma a me non viene voglia di riascoltarlo ora.
va bene come giustificazione?
la migliore live band che abbia mai visto. sì, anche i broken social scene spaccano (e infatti sono al quarto posto..). ma gli arcade fire sono pure bravi assai. premio gli artisti più che il disco.

non so bene come continuare. ed ero indecisa anche fino al cinque. quindi..

6. modest mouse - we were dead before the ship even sank
perché chissenefrega se è commerciale. l'ho ascoltato tantissimo. e mi è dispiaciuto troppo vederli male (millemila persone e io lontanissima dal palco) al primavera l'estate scorsa. e in più ho questa sensazione che se li avessi visti all'estragon in prima fila non avrei portato a casa un bel concerto comunque. dashboard è un pezzone commerciale che fa ballare grandi e piccini. parting of the sensory è uno dei pezzi più intensi dell'anno. anche se nessuno sa davvero di cosa cazzo parli, pure con il testo tra le mani. mette i brividi. punto.

7. of montreal - hissing fauna, are you the destroyer
vedi sopra. il disco meno riuscito? no. no. un disco musicalmente estivo, con dei testi da suicidio, uscito in inverno. anche per questo disco ci ho messo mesi ad abbandonarlo. e di questi tempi è raro. prima ascoltavo e sculettavo, poi ho letto tutto quello che c'era da leggere, scoprendo (oh) che era un disco di disperazione nera. o di catarsi. poi ho seguito (letto) kevin barnes qua e là. e non sono mica tutti così lucidi e consapevoli gli americani, eh. magari fanno gran musica, ma sono teste di cazzo. lui no. e dal vivo sono molto professionali, anche se travestiti. pensa un po'.

8. feist - the reminder
ecco un'aggiunta dell'ultimo momento. perché anche del disco di mirah all'inizio pensavo "che palle". feist l'ho sempre trovata brava, ma non esattamente nel mio modo di. poi l'ascolti e la riascolti e la senti. e poi ti ricordi che anche let it die ti aveva fatto quell'effetto. l'ho aggiunta ora perché l'ascolto in questi mesi. potrebbe (poteva) salire o scendere. chi lo sa. intanto la voglio dal vivo qui. ho detto qui, non a milano, eh.


9. radiohead - in rainbows
l'ho spostato adesso, dalla 12. allora 10 e 11 li metto insieme, sennò non vale. l'ho spostato perché ai radiohead potrei dare un 1 con lode sulla fiducia. ma non funziona così, vero? do loro la fiducia perché lo so che non è il dischetto su cui dici 'bello' o 'brutto'. sono grandi e fanno cose grandi anche facendo un disco normale. confesso che l'ho ascoltato diverse volte appena arrivato. sulla fiducia, appunto. poi l'ho ignorato. ogni tanto lo riascolto, sulla fiducia. vedremo. per ora è un bel disco. ma nude è uguale a troppi pezzi dei radiohead. di quelli che piacciono a tutti. e intendo tutti. a me meno. house of cards poi mi fa quasi cagare. diamogli fiducia, punto.


10. stars - in our bedroom after the war
gli stars hanno fatto un disco che ha deluso diversi ascoltatori/estimatori. io l'ho quasi odiato, appena uscito. ma io (insieme a tutti voialtri) devo uscire da questo consumismo che ammazza la poesia, no? ascolta e ascolta e ascolta anche barricade mi suona quasi piacevole.
sappiate che io non ho un bel rapporto con gli anni ottanta. cioè. anche sì. ma non con quegli anni ottanta. con i suoni e le melodie che andavano su digeiteleviscion. quindi il disco degli stars per me è una conquista. ascoltatelo di più, suvvia. è bello. e il dvd allegato all'edizione digipak molto fica che ho comprato mi fa quasi commuovere. sono una donna sensibbile alle storie e gli amori e i patemi delle band.

10. bishop allen - the broken strings
colpa dei radiohead, ve l'ho detto.
bishop allen sarebbero stati gli ultimi della fila.
forse un gruppetto di cui andranno perse le tracce in un anno, ma uno dei dischi pop-malinconici che ho ascoltato di più, nella seconda metà dell'anno. e ci sarei stata, al concerto a carpi, se in quei giorni non fossi stata a bruxelles. semplice, giovane, cristallino. ma non cazzone. e disco bellissimo. da vedere, dico.


a proposito dei dischi belli da vedere mi sono fatta una promessa: non comprerò mai più dischi brutti, a meno che non si tratta di disco davvero speciale che voglio possedere e comprare anche per premiare l'autore.
possedere cd per me non ha più senso, se non quello estetico. e non parlo solo della bella visione che è una parete di cd. parlo dell'oggetto in sé. voglio che mi conquisti. voglio i testi. voglio l'artwork. che la musica l'ascolto in tutt'altro formato. ahimè.

a seguire, qualche nome buttato lì:
mum - go go smear the poison ivy
l'artwork più bello dell'anno, appunto. un disco forse inutile che ho ascoltato tantissimo, perché mi dà serenità. un po' più "folk" e meno "blip" dei precedenti. un po' più tunng. me piase, che ve devo dì.
pinback - autumn of the seraphs
questo non sono ancora riuscito a comprarlo. ma non ho fretta. tanto i dischi dei pinback sono tutti uguali, no? e ci piacciono, che ve devo dì.
shout out louds - our ill wills
non sono esattamente una da musica svedese, ma questo disco a tratti mi commuove. ok, sono i cure dell'86/89. e allora? non l'ho comprato perché la copertina è orribile. inizio ad imparare, vedete?
spokane - little hours
at swim two birds - returning to the scene of the crime

gli unici due dischi silenziosi dell'anno. di quelli adatti solo a certi momenti. a volte sembra che la tua vita sia fatta solo di quei momenti, altre volte te ne dimentichi. ma in quei momenti certi dischi diventano indispensabili.
e però l'anno scorso il disco di barzin l'avrei messo al primo posto. questi due non ce la fanno.
boy in static - violet
milenasong - seven sisters

perché quando mi affeziono mi affeziono. ascolti invernali, non può essere altro. anche se milena è arrivata un po' più tardi. quasi quasi li ritiro fuori, che a giorni arriva la neve.
elephant parade - st
ascolto suggeritomi da junkiepop, che ormai ha capito quasi tutto di quello che mi piace :)
comprato subito, dopo pochi ascolti. e sapete perché? perché i due fanciulli lo vendono in tutto il mondo a 9 dollari, senza spese. da casa loro a casa mia. gli vogliamo bene, vero?
ah: lo-fi delicatino, voce maschio-femmina, vocina e tastierine. sì, gli vogliamo bene.

beh, mi sono davvero stancata.
segnalazioni senza note per altri dischi che ho ascoltato e in parte amato o apprezzato: giardini di mirò, pj harvey, band of horses, gravenhurst, bright eyes, blonde redhead, okkervil river, go find, new pornographers.

non ci sono le electrelane e neanche i calla e neanche say hi e neanche piano magic. ma non si piange sugli amori passati.

i dischi delusione: shins, low. e non c'è bisogno di dire perché. o forse sì, ma a questo punto sono già a rischio di tl; dr. la mia morosa me l'ha insegnato ieri. lo volevo usare subito, come fanno i bambini quando imparano le paroline nuove :)

il disco ascoltato tanto di cui dovrei vergognarmi (ma non lo fo): editors - an end has a start.

i soliti dischi in ritardo (uscite del 2006 a cui sono arrivata tardi):
- chris garneau - music for tourists
- micecars - i'm the creature

e le canzoni, dai. poi basta davvero:

modest mouse - parting of the sensory
of montreal - heimdalsgate like a promethean curse
the national - mistaken for strangers
mirah and spectratone international - song of psyche
bishop allen - click, click, click, click
stars - personal
battles - atlas

ce ne sono altre, ma non me le ricordo. che abbiamo un'età e si è fatta una certa ora.

[la verità per quest'anno  è qui. l'amico di cui mi fido quando il neurone ugo va a farsi i giri]

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sabato, 24 novembre, 2007
 
editors@estragon

com'era il concerto dei wombats?

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lunedì, 19 novembre, 2007
 
the national@apolo, barcelona.
motivi validi
.


i national sono se(ve)ri. le loro canzoni non sono allegre.
quando il tastierista/violinista sale sul palco a  sistemare le sue cose guardo la morosa e le dico "guarda, ci odia già tutti".

i national sono drammatici.
Take a forty-five minute shower and kiss the mirror
And say, look at me
Baby, we'll be fine
All we gotta do is be brave and be kind.

sotto il palco penso a quello che mi aspetta. mi aspetto austerità e precisione. forse un pizzico di antiptia.

mi aspetto di chiudere gli occhi e farmi portare via da quella voce.
ma siamo in spagna. siamo a barcellona. due aerei in 48 ore. bagaglio a mano, due maglie, tre mutande. c'è un perché.

siamo a barcellona e il cipiglio di matt berninger va subito via, nel momento stesso in cui tira fuori un cubetto di ghiaccio enorme dal suo long drink e dice "questa è una cosa che amo della spagna. da altre parti non esistono cubetti così grossi" e subito dietro di noi la curva portoghese gli risponde "solo perché non siete mai stati in portogallo".

da quel momento è una festa. sì intenso. sì drammatico e profondo. ma con un sorriso che non scomparirà mai. né dai nostri né dai loro volti.

lì nelle prime file sembra quasi di essere a un concerto italiano degli afterhours. cantano tutti. amo avere vicino quei portoghesi, che per tutto il concerto chiederanno (cantando) "i'm getting nervous na na na na na na na". senza l'aggressività del fan che esige qualcosa dalla sua band. col sorriso, sempre. la gioia di essere lì.

siamo a barcellona e dall'altro lato del palco arriva un'altra richiesta ai musicisti. un foglio A4 con su scritto, in caratteri grandi
"LOOKING 4 disegno-di-due-pupetti-vestiti-più-o-meno-da-astronauti".

se la ridono, i national. lui ci dice che il loro ultimo concerto lì era stato 5 anni fa. e come pubblico avevano  lo staff.

siamo a barcellona, e siamo parte pulsante di un pubblico entusiasta. entusiasta e appassionato. ma educato, se riesco a spiegarmi.

quando i national escono per il bis i nostri amici portoghesi stavolta suggeriscono la loro canzone (che guarda caso è anche la mia) partendo dall'inizio
Hey, where the hell are you
You don't call me back, John
Won't you come here and stay with me
Why don't you come here and stay with me
.

i national non la suoneranno. ed è un vero peccato. di certo non sono meno felice.

siamo a barcellona. siamo qui per vedere insieme dal vivo un gruppo che amiamo. siamo esattamente nel posto in cui dobbiamo essere. perché siamo parte di quel pubblico. non quello composto di milano, né quello disciplinato di  bruxelles.
("siete un pubblico così disciplinato" ha detto a quella platea jeff tweedy un paio di settimane fa)

siamo a barcellona. la città in cui esci da un concerto, cerchi quel determinato locale per mangiare qualcosa, lo trovi imballato e quando si libera un tavolo ti dicono "no, è stato prenotato per mezzanotte e mezza, ma se volete potete mangiare qui sul bancone". una città che ti accoglie sempre, a qualsiasi ora, senza mezza formalità.

ecco. i miei motivi c'erano tutti. poi mi dite quanto caldo è a milano.


[tutte le foto sono del mio amico su flickr elchicodelaleche. ero quasi certa che le avrei trovate lì]



UPDATE:

ci sono dei video del concerto su iutiùb:
- baby we'll be fine
- looking for astronauts
- mr. november
 








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sabato, 22 settembre, 2007
 
insetti et similia, pare*.

mi piace ancora. tornare a casa sullo scooter con un loop nella testa. pensare "ora torno a casa, apro birra e ascolto quella".
me la canto senza parole (che non le so). le parole me le invento. oppure faccio nanannà tuttuttù. quel che è e che viene.
che poi è difficile (forse) fare nanannà su quella canzone. setteminuti-e-trenta di nanannà?
naa, è difficile. che quando arriva ai 5.11 (o giù di lì) pensi che è finita. ma riprende dopo mezzo secondo. e riprendo anch'io, con lei.

più facile desiderare un disco quando pensi che quella canzone (e poche altre, ma quelle poche sono così riuscite) fa davvero il disco. che poi tra una cosa e l'altra (l'euro forte sul dollaro-ovvero su ebay. i viaggi all'estero in cui tutto costa sempre meno che a bologna) i dischi li compro lo stesso. [non ho ancora capito davvero il perché. visto che ascolto solo emmepitrè. e comprare i cd --tanti cd-- è solo follia, che guadagno poco. ma di affitto pago poco. il problema me lo pongo dopo, via]

io qui non scrivo. non scrivo qui e non so neanche come parlare. né qui né altrove.
la musica l'ascolto. esco poco. leggo un po'. a volte frigno.

questo è un pezzo dell'anno.
[e quando cala al minuto 6:09 cala davvero. siete liberi]

mirah - song of psyche.


[eh, sì. lo so che è l'album più joannanewsomiano che mirah abbia fatto. e questo forse è il brano più joannanewsomiano, in quanto a prolissità. ma io domani non c'ho voglia di joanna newsom live. mi farei volentieri una birra con mirah al pratello]



*io il disco non ce l'ho ancora e non so se ci sono i testi. qualcuno ce li ha?
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martedì, 28 agosto, 2007
 
let's kill the summer

di questa estate-sta-finendo conservo, nel bene e nel male:

> i letti scomodi su cui ho dormito in vacanza (appartamento a berlino, letto cittadino di mamma e babbo, letto casa al mare di mamma e babbo): l'amata compagnia può fare poco quando sei nelle mani (o tra le grinfie) di morfeo e sogni bislacchi, angoscianti o catastrofici ti fanno svegliare col porcodio.
da uno dei letti dei miei sono pure caduta, nel sonno.

> l'ottima salute della mia LDR.
vero che non ci vogliono certo gli esperti per capire che "in una relazione a lunga distanza è più difficile annoiarsi, non si bisticcia su chi ha dimenticato di comprare il dentifricio, si utilizza al massimo ogni minuto di tempo trascorso insieme, proprio perché quel tempo è limitato e prezioso".
l'esperto però mi dovrebbe suggerire come cazzo faccio ora che lei riparte dopo questa full immersion.

> il bisogno di memoria, che mi porta un po' random a leggere libri o guardare documentari per ricordare, rinfrescare. o anche semplicemente iniziare a conoscere, quando la memoria non è la mia.
un po' random perché è una cosa che non ho davvero scelto, è arrivata da sola. random perché sto continuando per emozione/associazione/pura curiosità. tra musicale e frocioculturalpolitico, cos'altro.

non usate precauzioni/fatevi infettare è la prima delle due coppie di dvd sulla storia degli afterhours pubbicate quest'anno. non so se guarderò io non tremo, la seconda coppia, quella che va da non è per sempre al 2006, che quella storia mi interessa meno. poche parole: un documento che è testimonianza delle cose che durano e che fanno (piccola) storia. alla faccia dell'indipòp da una stagione.

punx. creatività e rabbia
.
io non c'ero negli anni raccontati in questo dvd (81-83). non c'ero per questioni anagrafiche, ma anche geografiche.
eppure alcuni di quei nomi e di (dei nomi di) quei luoghi li ricordo bene. mi venivano raccontati dai più grandi. li avevo davanti agli occhi documentati da fanzine e miriadi di cassette e sette pollici autoprodotti. è esattamente quel punk che ho conosciuto piccina picciò nei centri sociali. quello della richiesta degli spazi e della (dis)continuità/contiguità comunque difficile col movimento. è il punk che non è solo sputi, lamette e fracasso. disagio urbano che urla no future, ma intanto rompe i coglioni e prende posizione.

appena iniziato costretti a sanguinare, nella nuova veste einaudi. forse perché ci avevo preso gusto.
[e nel ravanare sorridente e insieme doloroso delle cose lasciate a casa di mammà ho recuperato un bel numero di fanzine datate 84-90. e le ho portate a casa mia]

antologaia - Sesso genere e cultura degli anni '70
siccome ho voglia di leggere, ma mica di scrivere riporto quello che ho già scritto su anobii:
Un libro emozionante, quello di Porpora. Che fa sorridere, ma anche commuovere. Che mi restituisce un pezzo di memoria che non è mai stata raccontata: il coming of age di un* giovane gay/trans all'interno (e di traverso, per forza di cose) del movimento negli anni settanta.
Una biografia che è anche storia di un'epoca, a me sconosciuta per motivi anagrafici e qui raccontata da punti di vista minoritari. Non esattamente una bella scrittura, ma decisamente appassionata lettura.

tra un po' compro We will survive. Trenta anni di cultura e politica lesbica, gay e trans in Italia

[la storia, la politica a la cultura propriamente lesbiche italiane sono documentate da sempre. ne ho fatto parte e ne ho sempre letto. nessuno si sogni di dire che il femminismo non ha lasciato delle buone abitudini. ad alcune, ovvio]

> la rinnovata voglia di leggere, in generale. manituana letto sotto il sole pugliese a 100 pagine a botta.

> il pc rotto da luglio. non l'ho ancora riparato/sostituito. e non è da me. non è proprio da me. mi faccio bastare il piccolo mac, con cui navigo, ascolto musica e guardo film. non posso sc*ricare. solo che è ricominciato weeds. è ora di riparare/comprare il pc.

> l'ansia per una situazione lavorativa svilente. [e no, non ne parlerò]

> l('avvelenamento d)a beck's. [che però bevuta da sola ha un altro sapore]

> la musica che non ho ascoltato.

> la sister incinta, per scelta. lo shock iniziale di tutti noi per siffatta scelta. sconsiderata per motivi economici, e solo per quello.
[la musica, però, gliela passo io]

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sabato, 21 luglio, 2007
 
facaldo.

in città, quando lavori, mica senti l'estate. senti una temperatura che non è umanamente accettabile. la senti addosso e pensi che muori.
no che non si muore, che alla fine si sopravvive sempre. ma guardi il tuo gatto, che non mangia, non si muove, non reagisce, non fa. e pensi che non ce la farà. ma figurati, è un gatto. la pelliccia è incorporata, non starà peggio di me. non si muove e cerca i luoghi meno bollenti della casa. ce la farà, sì. io-paranoica lo pastrugno con una pezza bagnata, che la mia testa sotto l'acqua ce la metto da sola, lui come fa?

io sopravvivo. pensando che gli umani i 40 gradi devono farli con le chiappe in acqua. i 40 gradi in città non sono tollerabili, è la verità vera.

io-umana sopravvivo, cirillo-felino-con-pelliccia pure. il pc invece no. è morto. e io lo so che è il caldo. è quello, lo so. oppure è windows che non regge il caldo. o una cpu che non ne può più di windows. ha caldo e non ce la fa. cerco di salvare lui (che io sopravvivo, si sa) e gli pianto il ventilatore addosso. io boccheggio, ma almeno lui non mi dà più il messaggio di cpu overtemperature. intanto provo a salvare i dati con knoppix (che lo so che non può essere il disco quello fottuto) e inizia a venirmi voglia di linux. che non è vero. ma non voglio più winzozz, fanculo. voglio che qualcuno mi convinca. il terminale non mi fa mica paura, anzi. però voglio poter fare tutte le minchiate che faccio con winzozz. giochini e cazzatine inclusi. tutti.

c'è da dire che ora scrivo dal solito piccolo mac aziendale che mi salva la vita le abitudini tutte le volte che luilà a casa muore. e pure il mac è bellobello. ma costa troppo, voglio di più e sono pigra anche per fare quelle due operazioni veloci che dal mio stronzo winzozz (che conosco. oh, se lo conosco. ma muore, ogni tanto) faccio in due secondi.

volevo parlare di estate e di musica. che per me non è mica estate finché non parto per la vacanza estiva di almeno due settimane. volevo dire che sto giro non ci riesco neanche a fare una compilation estiva. di quelle tutte ye-yè, pa-ppa-ppà, claphands.
che quest'anno sono usciti un fottìo di dischi importanti. e qualcuno è bello davvero. qualcuno è bello oggettivamente, altri lo sono per me e la mia storia e il mio momento e il mio sentire. e il mio premestruo, anche. tanto chissenefotte. wilco a parte, so' tutti uguali, no? (scherzo. un po'. ma anche no)

volevo dire che una compilation tutta yeyè non riesco a farla. che come faccio a tenere fuori i national, o i wilco. financo gli editors!
ci sto lavorando ancora, eh. magari in dieci giorni, mentre si avvicina la vacanza sostituisco tutto il seriotristopocospensierato con melodie pappà. per ora non ce la faccio.

comunque.
volevo linkare brani. ma sono su un piccolo mac di emergenza, è tardi e non voglio attaccare hard disk esterni/mettere sul mio server, inserire il link.
lo so che cambia tutto. anch'io sono pigra sugli altrui blog. e se il link non funziona prendo appunti sul nome solo se mi fido davvero dei gusti del blogger. sennò dimentico. o ci ripasso. o dimentico di nuovo.

volevo suggerire soltanto tre cose.
una non è estiva per un cazzo. ma sono i national che fanno pretty in pink. e io me la ricordo eccome. e richard butler --il suo modo di cantare quella sua voce-- potrei amarlo ancora adesso, per dire. e luilà mr. national mi farebbe venire i brividi pure su una cover di orietta berti..
come documento storico da postazione provvisoria trovo solo questo. e il video lo dice pure che non è la versione originale, ma la versione puttana per il film. e comunque se siete nati negli anni ottanta per voi è uguale. coglierete mica le sfumature del pop dell'81-82 e quello dell'86? :P

gli altri due sono pezzettini carini e pure ignorabili. per me è last.fm e nopicasso, per dire. e possono morire in pochi giorni.
ma volevo fare l'estiva quindi:
- bishop allen "click click click click". sul loro space, selezionatela. qui non ce l'ho.

- throw me the statue
non ho scelto il pezzo. non so cosa linkare. lo conosco da ieri, quindi non sono affidabile. c'è che in vari pezzi mi ricorda quella piccola passione solo mia (no, non solo mia, ma insomma..) che di nome all'anagrafe fa eric elbogen e che quando fa l'artista saluta la mamma. omarino che fa tutto da solo, ma che risulta emotivo lo stesso. che alle mie orecchie che frega se la batteria è vera?
lolita è un pezzo che si incastra assai bene nella mia compilation in fieri. ma vanno ascoltati anche gli altri, via.
maispeis, che qui non ce l'ho.

poi.
l'ultimo stars è davvero brutto. eppure una canzone qua e là ce la si infila. ho solo bisogno di tempo, vero? quest'anno è uscita davvero troppa roba, vero?

mi ritrovo inaspettatamente ad ascoltare almeno una volta al giorno l'ultimo mum. sarà che i mum non li ascoltavo più. sarà che i mum non sono più i mum (è andata via anche l'altra gemella. me lo confermate? i mum senza gemelle non sono i mum, no?). fatto sta che sto disco scorre bene, se non penso ai mum. li ho sc*ricati e ascoltati insieme all'ultimo tunng. e un po' li confondevo. wow. comunque piacevole.
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giovedì, 12 luglio, 2007
 

arcade fire live@ferrara

ieri sera ho assistito a un concerto.
voi lo sapete cos'è un concerto? sì, ovvio. tutti sanno cos'è un concerto.
però ieri sera ho assistito a un concerto, ma anche a un concerto.
polisemia, fammi tua.

concerto (pop rock) è persone su un palco che suonano e cantano, elettrificati.
concerto è un accordo. un'intesa. è un procedere insieme. progetto che procede in comune.

nel caso specifico concerto è un accordo fatto di accordi.

e ieri sera non ho trovato un solo accordo fuori posto. l'incastro tra le parti che fanno il tutto era semplicemente, maestosamente perfetto.

mentre ero lì davanti mi ritrovavo col sorriso in faccia e le braccia tese in aria, a sottolineare gli oooooooohhhhhhhhhhh e gli uuuuuuuuuuuuhhhhhhh e tutti i punti esclamativi delle canzoni. mi ritrovavo a stampare baci in bocca alla morosa senza neanche decidere di farlo. lo facevo e basta. felice come una cinna portata per la prima volta sulle giostre, con lo zucchero filato rosa a impiastricciare le mani e il muso.

in un attimo la mia recente insofferenza di fronte a tanta (indie)fuffa e a varia supponenza, la noia che provo di fronte a forum, blog, ai commenti acidi, alla superficialità, alla sindrome dell'(indie) arroganza tutta maschia si è polverizzata.

il concerto di ieri sera degli arcade fire mi ha rammentato che la passione esiste. e il talento pure. ero di fronte alla cosa vera. e la cosa vera la senti e basta. senti l'effetto che ha su di te e su tutta la gente che ti circonda.
ieri sera non ho visto neanche una faccia brutta. eravamo tutti belli, perché quella musica ci faceva belli.

un win butler ontologicamente drammatico, una faccia che non può sorridere neanche quando è davvero felice. una regine chassagne a lui speculare, che ti sorride anche quando ti dà le spalle. tutti gli altri simpatetici col diavolo (e le pentole e i coperchi e i tamburi) a popolare (affollare. riempire) un palco così energico che lo senti nelle vene.
una magia del genere è cosa davvero rara.

concerto dell'anno. se non di anni.
(se non si era capito)

[fotografie prese in prestito da flickr. se l'autore si arrabbia me lo dica]
postato da Nin-Com-Pop | 15:24 | commenti (14) | linka il post



giovedì, 07 giugno, 2007
 
e noi, bevendo il nostro mezzo litro di birrozza sul lungomare de la barceloneta, abbiamo incrociato billy corgan.
[ma siccome siamo più snob di lui non gli abbiamo neanche sorriso]





lo zaino l'ho disfatto due ore fa e le cose sono ancora tutte sparse sul letto o per terra. non ho ancora aperto la busta dei cd, vari pezzi di viaggio infestano la stanza. mi fanno ancora male i piedi e mi sembra di avere i polpacci di acciaio. la panza invece è sempre la stessa. che ti aspetti se macini kilometri ma bevi costantemente cerveza?

penso di aver trovato il mio festival. la mia dimensione di festival in una città meravigliosa che mi fa sorridere anche quando la stanchezza mi fa sbadigliare come un neonato e il corpo tutto chiede riposo.
non è il mio primo festival, ma è il primo primavera sound. e sorrido ancora, appunto.

sorrido della vacanza tutta. delle colazioni all'una sul nostro terrazzino assolato a gracia. del gatto in amore a tutte le ore e della vicinissima torre dell'orologio che ci dice a che ora torniamo la mattina (le cinque meno un quarto. le cinque e mezza. le sei meno un quarto) e ci allerta a colazione, per non farci perdere i concerti delle quattro del pomeriggio.

i festival sono un lavoro, si sa. ma sto giro non ho sofferto neanche un po'.
i festival sono magici perché al pomeriggio ti ritrovi a fare le foto alle dita tatuate di kimya dawson (e a fare il serpentone con lei) e di notte riesci a notare la benda sull'occhio di isaac brock solo con zoom ottico+zoom digitale, perché sei arrivata un po' troppo tardi e sembra che la gente sia davvero tutta lì.


(più o meno un terzo dei presenti al concerto dei modest mouse, dalla mia postazione)

ma poco importa, con lo spirito giusto. e io ce l'avevo tutto, quello spirito. quello che ti fa fare i programmi e ti fa cercare di rispettarli, ma che non ti fa strippare se perdi un posto desiderato tra le prime file o se ti perdi quasi tutto un concerto. magari perché hai fame e in quel momento conta solo mangiare seduta sul prato e riposare i piedi. ascoltando la musica e guardando le figure piccine e lontane sul palco.

in più occasioni mi sono ritrovata a pensare un pensiero scemo da dodicenne, del tipo "la musica è bella tutta". che non significa che mi piace tutta la musica, ma che mi ritrovo ad amare, godere, sorridere/pensare/piangere/ondeggiare su generi completamente diversi.
un concerto suonato bene e con grande energia visto in prima fila mi fa rivalutare il gruppo che ha fatto un disco che giudicavo carino. aggettivo piuttosto disimpegnato, no?
band of horses è quel gruppo. il mio concerto del festival in quanto a sorpresa e stupore.


(il barbone dei band of horses)

fujiya&miyagi. un disco sexy e ballerino. un concerto ineccepibile ballato con gli occhi un po' chiusi e il culo sculettino.
i battles, che suonano tardissimo nell'ultimo giorno del festival. non mi reggo in piedi, sono seduta sui gradoni con l'ultima birra del forum. eppure penso "minchia" (sì, a quell'ora il pensiero era quello. ma anche no. ora che mi ricordo mi chiedevo --da ignorante-- "ma quando la gente parla/scrive dei battles che parole usa? va bene 'matematica', ma poi?" e altre cose intelligenti del genere..).
i wilco. l'amore. i wilco, ovvero l'amore.
kimya dawson imbarazzata dalla distanza del pubblico nell'auditori e dall'auditori stesso. che ci chiama lì davanti e poi si imbarazza e si dimentica le parole perché siamo "troppo" davanti. i vagiti di sua figlia, da qualche parte nella sala, che a volte sembrano accompagnare le sue filastrocche.


(kimya. ora le voglio ancora più bene)

shannon wright, che mi stritola e mi fa contrarre e che vorrei sposare (sperando che non mi magni). e l'assaggio di parenthetical girls (zac pennigton, che voglio sposare) e lasciare i low dopo amazing grace per il trashume trashissimo di bonde do role (o balli e ridi o vai via schifita. io ho fatto la prima cosa, ovvio). e i blonde redhead che sono i blonde redhead (in prima fila, che la mia amata li ama e non li aveva mai visti). e patti smith, che non sarei mai andata a vedere, ma che mi ha fatto sentire come se avessi quindici anni quando quindici anni li avevo davvero e leggevo e rileggevo le sue poesie. e insomma, ha fatto rock'n'roll nigger, ahò. e il tentativo in mezzo alla folla con i sonic youth. ma dopo "the first song of side three" non ce l'ho fatta più.
e poco pop. davvero poco pop. ma mica mi dispiace (bravi gli apples in stereo, divertenti e pazzerielli gli architecture in helsinki. genere da una stagione per i long blondes. e gli inaspettati show acustici pomeridiani di grizzly bear e maximo park nel salottino myspace (con gadget e spuntini offerti dal colosso più inutile del uèb duepuntoics. adesivi "no todas las addicciones son malas", magliette "timidez vencida". chiaramente ho preso tutto)


(kazu, blonde redhead)


(leilà fatta bene --la foto no-- dei long blondes)


(paul smith acustico. vestito come si veste di pomeriggio, maximo park)


(grizzly bear. il cantante dal naso notevole --bello-- era coperto da un palo)

"perse" un mucchio di cose, ma è normale. l'unica di cui mi dispiace un po' è il concerto dei mum con i pezzi nuovi. ma era impossibile abbandonare il concerto dei wilco. persa anche tutta la parte danzereccia (a parte un po' di justice la prima notte. tamarrume maximo). sarà anche per questo che l'unico italiano che non ho mai incrociato è maxcar :)
invece ho condiviso qualcosa con la manu ed elena, con ink (ti ho visto molto provato. la prossima volta prova anche tu a farti un falafel o due patatas bravas alle due di notte. dopo ti senti meglio, giuro :) ). però il serpentone l'ho condiviso solo con colas e la giulia, ha!

il festival è bello, la location anche. è così grande che è difficile rimanere imbottigliati. a meno che non cerchi di attraversare il concerto degli smashing pumpkins.. a proposito. io neanche ci tenevo a vederli, ma poi ci siamo passate e quando ho sentito today mi si è smosso qualcosa dentro. ma nonostante la nostaglia ho pensato "un po' vuoto. un po' moscio". boh.

rientro pessimo, con volo cancellato, attesa di sei ore in aeroporto e volo sostituitivo su venezia. e però all'aeroporto nell'area del mio gate c'era kevin barnes.



ma siccome sono timida non gli ho neanche sorriso.
postato da Nin-Com-Pop | 01:08 | commenti (9) | linka il post



lunedì, 28 maggio, 2007
 

il senso della vita. la seconda.

un post tanto lungo quanto OT, se questa sigla ha un senso su questa pagina. giusto prima di partire per la desideratissima vacanza a barcellona. così mi perdo gli eventuali commenti offensivi, del tipo "sei una poveretta" :)

qualche premessa, prima di iniziare un post che prevedo di nessun interesse per parte della gente che passa di qua.

  1. non ho mai amato la chat. le mie uniche chattate in dieci anni di web sono quelle con la gente che conosco. o che imparo a conoscere virtualmente sulla base di interessi comuni. non chatto random.
  2. non ho mai amato particolarmente i giochi. o meglio. mi piacciono tanto, ma dopo qualche giorno di attività intensa mi stufo e vado a cercare i walkthrough.
  3. sono una persona che vive molto su internet. che non significa che sia una sfigata o che non abbia una vita fuori dalla rete. solo che la rete è sempre lì. 9 ore sul lavoro, full time a casa. e anche se sto leggendo un libro o guardando un film, lei è lì a portata di clic. e io sono facile alle dipendenze dalle cose-della-rete.
  4. sono anche una che, prima di conoscere l'oggetto di questo post, aveva detto "non mi avranno mai"
  5. sono una che si rinnega sempre.

il senso di second life, dopo un mese di vita inworld, non ce l'ho ancora. o meglio, non ha senso porsi la domanda, che sarebbe come chiedere "qual è il senso di internet?"

ci sono capitata in maniera casuale e un po' cazzona. così, per provare. a distanza, con la mia amata-a-distanza. avevo letto qualcosa qua e là. e basta.
essendoci entrata dal teleport diretto del sito di the L word ho avuto un'idea del tutto parziale.
parzialità di cui mi sono resa conto quando mi sono messa in testa di cercare gli altri luoghi lesbici e ho digitato la parola "lesbian" nel search.
furba, eh? l'ho capito solo in quel momento con cosa avevo a che fare.

SL è internet con molte delle cose di internet, presenti in percentuali variabili. sesso e pornografia al top, gioco d'azzardo e tutto il relativo spam (che porta sui link che portano sul web che portano ai trojan e agli spyware che portano ad altro spam eccetera).
l'ipermercato dell'apparire.
queste le prime tre cose che saltano agli occhi. dove non è las vegas o pussyland è un gran centro commerciale.

su SL trovi quello che la gente ci mette. ed è scontato che quelle siano le prime cose che appaiono. ma.
ma ci sono più di sei milioni di iscritti, di cui quasi due attivi negli ultimi sessanta giorni. sarà mica solo tette&culi&soldi, no?

così mi sono messa in testa di studiarlo, passando più tempo attorno al metamondo che dentro. o meglio: più attiva fuori che dentro. divertendomi, ovvio. sia dentro che fuori. (non vorrei si pensasse che qui non cerchiamo di fare i soldi finti per diventare un avatar figa, eh. ci sono dentro anch'io, sennò dove sarebbe il divertimento?)

anzi, parto proprio da me lì dentro. l'emozione.
lo scrivo in corsivo, mettendo le mani avanti.
l'ultima volta che ho preso una bella botta d'innamoramento è successo online. mi sono innamorata di parole scritte e di due mani fotografate. di un avatar fotografico. parziale e in due dimensioni. mi sono innamorata di proiezione, ovvio.
quando ho incontrato la donna che amo su second life (frase ambigua. intendo: quando su SL il mio avatar ha incontrato l'avatar della donna che amo nella real life) il cuoricino ha avuto un sussulto. ho pensato e detto "quanto sei bella". e belle non eravamo, visto che eravamo appena entrate, con un aspetto piuttosto standard a bassa definizione.
volevo baciarla, toccarla. abbiamo scherzato dicendo "ma su second life non si tromba? ce le abbiamo le passere?"

e su second life si tromba, ma si nasce senza passera. e a conquistarsi un corpo realistico servono mesi. servono L$ (linden dollars, la valuta di SL). e quando ho iniziato a capire che stavo sviluppando una dipendenza ho promesso a me stessa che non ci avrei mai speso un euro reale. non farò un account premium, non userò mai la carta di credito.

tutta la faccenda del sesso su SL mi appassiona. entri in un mondo 3D con un corpo asessuato. ci entri femmina o maschio (umano o animale o mutante o furry. sostanzialmente sei femmina o maschio. anche se è sicuramente possibile sperimentare le combinazioni dei generi), ma senza genitali. se sei femmina e hai le tette non hai i capezzoli. sei un po' barbie, insomma.
e c'è questa corsa ad avere un corpo intero, un corpo vero.
ho letto un post in un forum. un ragazzo raccontava una sua esperienza:
"ero in un luogo hot, ovviamente ero lì per cercare sesso. una tipa ci sta, ma mi chiede prima di vedere il mio arnese. glielo mostro e lei dice 'no, non se ne fa niente. lo faccio solo con quelli realistici'". qualcuno commenta "così, se nella real life è questione di centimetri su SL è questione di poligoni?"
wow.

mi chiedo davvero cosa passa per la testa della gente. cos'è il virtual sex in un mondo 3D? arrivo a capire che l'aspetto fisico sia importante, ma immagino che per far bene sesso virtuale bisogna soprattutto saper scrivere bene. saper recitare, interpretare. sapersi calare. ben diverso da due animazioni 3D che, per quanto perverse o sofisticate siano, non hanno certo la forza di suggestione delle parole.
se non avete proprio idea dell'oggetto di cui sto parlando fate un giro qui. leggete i profili. leggete i commenti. questo sì che è professionismo.. e badate. è tutto un gioco, eh. dubito circolino soldi veri.

stroker serpentine, colui che su SL ha inventato i genitali per gli avatar, i sexgen (le animazioni sessuali) e amsterdam, la prima zona hot hot hot (che ha poi venduto su ebay per 50.000 dollari reali, anche se credo che la transazione non sia mai stata conclusa, visto che gli acquirenti credevano di acquistare anche i diritti sulle macchine del sesso inventate da serpentine) ha dichiarato in un'intervista per wired "It's much better than a telephone because you have a visual representation, and we are tactile-visual creatures. [...] You impress your own psyche, motivations, creativity, sensuality onto a group of pixels and become quite attached to it."

appunto. sono solo pixel e poligoni?
è quello che ci metti dentro, con le caratteristiche tipiche dei rapporti online (ti ci butti di più, hai meno inibizioni, sei più favolosa) con un aspetto visuale che non si è mai visto, in un gioco a 360 gradi.
su SL sono tutti figoni. perché ti presenti attraverso l'avatar, appunto. sono tutti giovani e belli. ed è buffo, visto che l'età media degli utenti è sui 30 anni. difficile trovare avatar di mezza età. difficile trovare shape e skin di mezza età. siamo tutti ventenni col culo sodo e senza una ruga. wow.

a proposito dei soldi. se ne è scritto troppo e se ne è scritto male. SL non è un luogo in cui si fanno soldi. qualcuno ne fa, certo. qualcuno forse è pure diventato ricco. ma significa investirci molto denaro vero e competenze vere. significa farlo per lavoro e la maggiorparte degli utenti lo fa per gioco. in tanti aprono negozietti e vendono le loro creazioni. ma anche a vendere tanto (investendoci tantissimo tempo, appunto) una volta cambiati i linden in euri si porta a casa ben poco.
la famosa milionaria di SL, anshe chung, è milionaria solo sulla carta. un milione di dollari è il valore stimato di tutti i suoi interessi/possedimenti su SL. io di economia non ci capisco niente, ma se la chung decidesse di trasformare in dollaroni veri tutti i suoi lindendollaroni l'economia intera di sl andrebbe a farsi fottere.
un'interessante analisi su un interessante blog lo spiega meglio.

infine.
ho voluto studiare le sottoculture su SL. o meglio, ci ho provato. difficile scovarle le sottoculture. non mi interessano quelle del sesso. che del mondo bdsm e furry e orsetti ricchioni non voglio occuparmene.
inoltre il bdsm o il gothic su SL non sono davvero sottoculture (intendo culture sommerse), visto che te li ritrovi dappertutto. non sono sommersi se tra le migliaia di scatole free (per gli utenti poverelli, come me) si trovano centinaia di corpi/abiti/accessori/pose bdsm o gotiche. invece non ho mai trovato la scatola dell'indie nerd, per dire. né frangette, né spillette, né cravattine.

volevo trovare qualcosa di gay lesbico culturale e/o politico, ma è difficile trovare le parole chiave per scovarle. a proposito, il motore interno fa piuttosto cagare.
allora ho smesso di cercare con lesbian e ho provato con le parole più specifiche del movimento: glbt e queer. qualcosa è saltato fuori. un gruppo di gay cattolici, un monumento dedicato alle vittime omosessuali dell'olocausto, una mostra molto interessante (ora dismessa) sull'omofobia nel mondo.




è andata meglio con la musica. i locali ci sono. ci ho ballato gli smiths, i bloc party e gli interpol. gruppi un po' meno noti (mi vengono in mente camera obscura e boy least likely to) li ho trovati solo nei luoghi che fanno streaming dalle webradio.
riferimenti alle band che piacciono a noi ce ne sono. solo che quei posti sono quasi sempre deserti. e un luogo deserto su SL  è un non luogo.
ho deciso che quando ne trovo uno che funziona un po' mi propongo come dj.
che sarebbe anche ora di guadagnare qualcosa, così finalmente posso farmi bella.






(non voglio tacere sugli effetti collaterali. sono i soliti dell'overdose di questo tipo. ho il sonno disturbato da un mese. continuo a sognare il metaverso. continua a sognare me nel mondoaltro. o me reale che cerco di interagire con la realtà reale a suon di clic. mi capita anche da sveglia, quando sono in giro. sono in scooter sui viali, vedo della cartaccia sotto un albero e immediatamente tra gli occhi e il cervello visualizzo linden dollars regalati dai money tree. vado all'estragon, guardo la gente e mi sembra di essere inworld. non sono preoccupata, ne uscirò sana. ma questa prossima settimana di disintossicazione può solo farmi bene)

 

postato da Nin-Com-Pop | 15:23 | commenti (6) | linka il post



domenica, 20 maggio, 2007
 
of montreal live@bronson.












postato da Nin-Com-Pop | 20:46 | commenti (5) | linka il post


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